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Tra zucche e pellicole - La storia del cinema a Sestri: il Fondo Marengo
Gli ultimi anni dell’Ottocento e gli albori del Novecento portano in Europa venti di modernità, accompagnati da spensieratezza e innovazione. A cavallo tra i due secoli Genova è la pietra d’angolo del Mediterraneo: la Rivoluzione industriale conduce nel suo porto sempre più moderne e imponenti navi a vapore, da qualche anno l’apertura del canale di Suez ha intensificato il via vai nel Mar Ligure e la città, affacciata sul “Mare Nostrum” e aperta ai suoi popoli, è in fermento. La Superba accoglie commercianti, artisti e maestranze da ogni paese europeo e, con loro, anche nuove forme di passatempo e arte.
Mentre negli anni in cui i sudditi di Sua Maestà – protagonisti nel porto - portano il “foot-ball” all’ombra della Lanterna, dalla vicina Francia i cugini d’Oltralpe in piena Belle Époque non faticano a importare quella nuova invenzione di Auguste e Louis Lumière che stava per espandersi a macchia d’olio in ogni angolo del Vecchio Continente. Approdato a Genova nel 1896, il cinematografo dei fratelli di Besançon si diffonde inarrestabile. A partire dal Sivori – primo cinema cittadino - le sale cinematografiche diventano protagoniste di una rapida diffusione che prosegue nei primi anni del Novecento.

L’interesse per il cinema aumenta e da semplice curiosità diventa una vera e propria passione che, dal centro cittadino ormai costellato di sale di proiezione, arriva anche nelle zone limitrofe della Superba. Tra le vie di Sestri Ponente, ancora comune indipendente prima della realizzazione della cosiddetta Grande Genova del 1926, l’amore per il cinema contagia la famiglia Marengo.
Corre l’anno 1910 e la decisione in famiglia è presa: nella via Garibaldi, che nel ‘26 diventerà l’odierna via Sestri, apre i battenti il Cinema Sestrese. Si tratta di un evento epocale per il piccolo comune alle porte di Genova: quella “da e Sûcche” è la prima sala della zona e diventa giorno dopo giorno un luogo sempre più centrale per la vita dei sestresi, rappresentando un supporto fondamentale nei funesti anni della Grande Guerra e, più tardi, durante il fascismo.
Frequentare il cinema Sestrese è un “must” per gli abitanti della zona e il locale inizia a essere conosciuto come sala “da e Sûcche” – “dalle zucche” – distintivo e caratteristico soprannome che trova origine nelle terre d’Oltreoceano. Come le candele illuminano dall’interno le zucche vuote nei giorni di Halloween, così le luci delle proiezioni accendono la sala cinematografica della famiglia ligure. Questa era stata l’illuminazione dei Marengo, proveniente dai racconti di uno zio che aveva potuto osservare da vicino le particolari celebrazioni del 31 ottobre durante il proprio soggiorno negli States, che l’avevano accolto da emigrante.
Il cinematografo di Sestri è un gioiellino del Ponente anche in fatto di tecnica: è attrezzato con strumentazione all’avanguardia, la più moderna del momento. Chi assiste a una proiezione “da e Sûcche” durante gli anni ‘20 può osservare all’opera il celebre proiettore Pathé-Baby della francese Pathé Frères. Questo strumento rappresenta una grande innovazione per l’epoca: accompagnato dallo slogan “Il cinema a domicilio”, l’azienda di Vincennes intende rendere il cinema più accessibile e la loro proiettore, lanciato nel ‘22, giunge presto anche nella sala dei Marengo. La creazione dei Pathé si fa apprezzare per le proprie dimensioni contenute, per la robustezza e gli standard di sicurezza che garantisce e rimarrà in possesso della famiglia nel corso dei decenni diventando un prezioso oggetto invidiato anche dal Museo Lumière di Lione.

Nei primi decenni del Novecento il cinema è ancora quello degli albori. I sestrìn accorrono nella sala dei Marengo per assistere alla proiezione di svariati film muti. Entrare al Cinema Sestrese significa anche regalarsi degli intervalli particolari, nei quali gli avventori possono osservare diverse scene di vita quotidiana della cittadina di Sestri Ponente. Commissionata dalla famiglia Marengo stessa nel 1910, la pellicola viene prodotta dalla Bertino Film e diventa una presenza fissa sugli schermi tra una proiezione e l’altra.
L’attività della sala sestrese prosegue florida fino al 1927, quando alcune nuove norme sulla sicurezza costringono il cinema a chiudere i battenti. Il locale di quella cittadina ormai inglobata dalla Grande Genova chiude, ma la passione dei Marengo prosegue. Negli anni successivi la famiglia continua a raccogliere materiale cinematografico e a proiettare film, anche grazie a una proficua collaborazione con una casa cinematografica, la Società Anonima Stefano Pittaluga.
La famiglia Marengo continua così a coltivare l’interesse del cinema, che cresce e si tramanda a figli e nipoti. Uno di loro, Onorio, sarà nel corso degli anni il Marengo più attivo nella conservazione dei materiali di famiglia. Onorio nasce nel 1940 e furono suo nonno e il suo prozio ad aprire il Cinema Sestrese: lui raccoglie il testimone e negli anni inizia a formare un archivio che s’infoltirà pellicola dopo pellicola.
Quell’amore per il cinema acquisito dalla propria famiglia dà vita a una raccolta di prima classe costituita da 50 rulli. Nel Fondo dei Marengo finiscono “pizze” legate sia all’attività della sala, ma anche successive alla chiusura. Alcune pellicole risalgono ai primi decenni del Novecento, come i cinegiornali degli anni ‘30 e ‘40, particolarmente preziosi per via dell’eccezionale presenza del sonoro in alcune pellicole che invece è totalmente assente nelle copie conservate nell’Archivio Storico Istituto Luce. Sono inoltre presenti sequenze di Charlie Chaplin, comiche di Stanlio e Ollio e Beoncelli che aggiungono colore al vasto assortimento. Alcune riviste Incom degli anni ‘50 e ’60 completano l’Archivio, ma c’è dell’altro.

Dagli archivi di famiglia, si sa, talvolta possono emergere materiali inaspettati, delle autentiche chicche. In mezzo alle più disparate pellicole spunta il film che impreziosisce ancor più il Fondo: è la “pizza” che mostra i funerali di colui che si guadagnerà la fama di primo “Sex symbol” della storia: Rodolfo Valentino.
Il celebre artista italiano, partito da Castellaneta nella provincia tarantina, troverà il grande successo al di là dell’Atlantico. Rodolfo Valentino passa prima da Genova, dove si diploma in agraria, poi da Parigi. Nella Ville Lumière apprende l’arte della danza, che lo aiuterà a sfondare qualche anno più tardi all’arrivo negli Stati Uniti d’America, dove giungerà a bordo del mercantile Cleveland. Il diciottenne Rudy sbarca nella Grande Mela e ben presto riesce a superare quella diffidenza con la quale in questo periodo vengono visti gli immigrati italiani nella terra degli Yankee. Nella “città che non dorme mai”, Il giovane Rudy inizia a mostrare le proprie capacità prima di approdare in quel di Hollywood, dove trova il vero successo. Nel 1917 dalla East Coast attraversa gli States e raggiunge la West Coast: qui una vecchia conoscenza newyorkese lo indirizza verso gli studios californiani e, nel 1921, il talento del Valentino è pronto a sbocciare definitivamente. Film dopo film il giovane attore italiano guadagna le luci della ribalta: l’apparizione nei Quattro cavalieri dell’Apocalisse (1921) apre la strada a ruoli di prim’ordine in film come Lo sceicco (1921), Sangue e arena (1922), Il giovane rajah (1922) e Aquila Nera (1925). Carico di espressività e sensualità, Rudy rompe gli schemi della moda dell’epoca e si veste di quello speciale splendore che si addice solo ai più grandi.
Come una stella cometa trafigge il buio della notte e va rapidamente a spegnersi, così il luminoso astro del Valentino si mostra nel firmamento del grande cinema solo per pochi anni. Un lustro basterà a consegnare alla storia il “latin lover” tarantino, che troverà la morte nell’agosto del 1926, in seguito alle conseguenze di un’ulcera gastrica, a soli 31 anni. Con l’addio di Rodolfo Valentino si chiude un’epoca per il cinema: l’anno successivo The Jazz Singer darà il definitivo congedo all’era dei film muti, portando il sonoro sul grande schermo.

I funerali della celebrità italiana si svolgono a Manhattan: a dare l’addio al giovane divo accorrono – si dice – oltre centomila persone. La cerimonia viene immortalata e le rare riprese finiranno qualche decennio più tardi… nell’archivio della famiglia Marengo.
Ma come sono finiti i funerali del celebre Valentino nel fondo filmico di una famiglia di Sestri Ponente? La risposta alla domanda racconta un’altra storia, una storia di un’amicizia del signor Onorio Marengo, il proprietario dell’archivio.
Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, Marengo stringe amicizia con il signor Crimi: il caso vuole che quest’ultimo sia un cugino dell’attore di Castellaneta. I due – Marengo e Crimi – si frequentano e si aiutano a vicenda: è proprio un gesto di riconoscenza che porta la pellicola dei funerali dell’attore tra il materiale del Fondo Marengo. Conoscendo l’ardente passione dell’amico per la cinematografia, Crimi decide di donare le speciali sequenze a Onorio, che era stato pronto ad aiutarlo in un momento importante.
Dall’attività “da e Sûcche” fino alla nascita dell’Archivio, l’amore per il cinema ha sempre mosso i passi dei Marengo. Oggi il patrimonio della famiglia sestrese ha portato l’intero Fondo filmico sotto il mantello di Fondazione Ansaldo che, a seguito della vincita di un apposito bando del Ministero della Cultura, ha potuto avviare i lavori necessari per mettere al sicuro e valorizzare al meglio i 50 rotoli presenti nell’Archivio, inseriti su Archimondi.

Fondazione Ansaldo
Villa Cattaneo dell’Olmo, Corso F.M. Perrone 118, 16152, Genova, Italia
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