
17 novembre
L’impresa del Racconto
Un libro, sei immagini, infinite storie.
Martedì 2 dicembre ore 10.30 - Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale di Genova
Prenotazioni: eventi@fondazioneansaldo.it

Un libro, sei immagini, infinite storie.
Martedì 2 dicembre ore 10.30 - Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale di Genova
Prenotazioni: eventi@fondazioneansaldo.it
Le storie esistono da sempre, intrecciate alla crescita industriale e all’evoluzione della tecnologia che hanno cambiato il nostro Paese, ma come possiamo renderle vive insieme ai più giovani? Insegnando loro a immaginare, partendo da una fotografia o un’immagine d’archivio, ciò che non si vede e guidandoli nella ricerca delle parole giuste per descriverlo, dando così forma a nuovi racconti.

Questa è l’idea alla base de L’impresa del Racconto, il nuovo progetto realizzato in collaborazione da Fondazione Ansaldo e Fondazione Leonardo e che vede la partecipazione della scrittrice Sara Loffredi. Si tratta di un laboratorio di scrittura rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo grado. L’obiettivo è quello di coinvolgere i ragazzi nella creazione di racconti che esplorino il mondo della scienza, dell’industria e della tecnologia, prendendo ispirazione da documenti storici provenienti dagli archivi di Fondazione Ansaldo.
Quali storie possono nascere dall’immagine di una mongolfiera del 1903? Quali sono le narrazioni che emergono da una fotografia che ritrae operaie e bambini nelle fabbriche durante la Prima guerra mondiale? O ancora, dove potrebbe portarci un gatto che si aggira all’interno di uno stabilimento siderurgico? Solo la fantasia e l’immaginazione dei ragazzi può dircelo.
Da qui è nato un libro che raccoglie più di 60 racconti a firma di circa 150 studenti e studentesse di seconda media degli istituti genovesi I.C. Borzoli, I.C. Quarto, I.C. Teglia, S.M.S. Colombo. Le ragazze e i ragazzi hanno incontrato la scrittrice in due momenti diversi. Il primo laboratorio è stato incentrato sull’analisi delle immagini d’archivio dalle quali, attraverso domande e ragionamenti guidati, sono stati individuati i personaggi delle loro storie. Durante il secondo laboratorio, sempre in presenza e attraverso carta e penna, questi personaggi hanno iniziato a prendere forma e ad affrontare avventure mirabolanti, come Capitan Giallino, un ex guardiano di capre che, stufo dell’odore di quegli animali, ha deciso di rubare una mongolfiera e diventare un pirata del cielo, o ancora Gianna, una nonna di 125 che all’improvviso insieme al nipote finisce nello spazio a bordo della mitica Panda 4x4.

Oltre ai racconti divertenti, ai gialli e ai sogni realizzati, emergono anche storie di grande sensibilità, come Caro diario: un testo in cui il protagonista, coetaneo delle tre giovani autrici, narra in prima persona la sua esperienza di lavoro in fabbrica, l’assenza del padre impegnato al fronte e la malattia della madre. Tutto viene raccontato con una semplicità e una chiarezza disarmanti. Il dolore e la durezza della guerra emergono attraverso lo sguardo innocente dei bambini che, con la loro genuinità, riescono a esprimere in modo autentico quanto la guerra sia inutile e profondamente triste.
I ragazzi e le ragazze hanno potuto così vivere un’esperienza che ha offerto loro la possibilità d’imparare a leggere il passato trasformandolo in racconto e, al contempo, a comprendere se stessi. Per una ragazza o un ragazzo di tredici anni, d’altronde, scrivere una storia vuol dire conoscersi mentre inventa, scegliere una voce e un punto di vista tra i mille che si affollano dentro. È un esercizio potente di costruzione di senso, che aiuta a mettere ordine nel caos delle proprie emozioni, a dare un inizio, uno sviluppo e una fine a qualcosa.
Il progetto ha restituito qualcosa anche all’archivio: la sua voce più autentica, quella della meraviglia. E ha insegnato agli adulti che la memoria non serve soltanto a ricordare, ma a inventare di nuovo. Che l’immaginazione può essere un atto di conoscenza e che anche una vecchia fotografia, se guardata con occhi nuovi, può raccontare il futuro.

Fondazione Ansaldo
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