La rapida e continua evoluzione del contesto economico mondiale ha generato profondi cambiamenti nella struttura delle imprese in gran parte dei Paesi sviluppati ed emergenti, che si è evoluta con il duplice scopo di sfruttare le opportunità offerte dai costanti miglioramenti tecnologici, e di adattarsi alla nuova geografia del commercio internazionale. La perdurante stagnazione della produttività italiana in rapporto ai Paesi con i quali essa è chiamata a competere suggerisce però che le imprese italiane non sono state al passo con questa evoluzione, o lo hanno fatto solo in parte.

La ricerca promossa dalla Fondazione Ansaldo analizza quindi il posizionamento italiano nella dinamica globale di creazione del valore aggiunto, in particolare nei settori aeronautico, automobilistico e chimico. I risultati da un lato avvalorano la tesi per cui la grande impresa è motore di sviluppo, e il suo declino in Italia contribuisce a spiegare le insoddisfacenti performance del Paese.

Sotto altro aspetto, tuttavia, mostrano come nuove imprese, spesso di dimensioni minori e con un’organizzazione più snella, si stiano affacciando sulla scena internazionale mostrando una significativa capacità di generare valore aggiunto. Si tratta di imprese inserite nelle filiere internazionali che portano alla realizzazione di prodotti particolarmente innovativi e ad alto contenuto scientifico e tecnologico.
L’analisi ha così identificato un nuovo sentiero per la generazione della crescita di un sistema: la presenza di imprese inserite nei nodi strategici delle filiere internazionali, indispensabili per il loro funzionamento. In tale direzione la ricerca della Fondazione Ansaldo offre materia di riflessione per una nuova impostazione di una politica industriale moderna coerente con una realtà internazionale sempre più interconnessa.

 

 

 

 

 

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