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  • Il viaggio: alla ricerca di Atlantide

    Carlo Piano, con il libro Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori, ci racconta del viaggio per mare della figlia Elsa e del suo adorato nonno Renzo. Si parte alla ricerca del tesoro più importante, la bellezza, ritrovata di tappa in tappa nelle progettazioni del più celebre architetto italiano.  È un viaggio nel sogno, tra sensazioni e ricordi che si rincorrono pagina dopo pagina.

    Viene spontanea l’analogia con i viaggi del comandante Francesco Gerolamo Ansaldo, che tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, rapito dalla bellezza degli oceani che attraversava, annotava e disegnava con il genio dell’artista la meravigliosa visione di un capodoglio, di una città esotica scorta in lontananza, o di una tempesta di sabbia.

    Parliamo di epoche diverse, ma la sensibilità, la capacità di sognare e di trasmettere le proprie emozioni, trasformandole in una realtà da donare all’umanità presente e futura, accomuna le famiglie Ansaldo e Piano, entrambe figlie del talento, entrambe con il merito di continuare la “ricerca di Atlantide”, metafora di una ricerca interiore. La città ideale è un sogno, un desiderio intimo di infinito, che stimola a non fermarsi, a non rimanere ancorati nel porto sicuro, ma a mollare gli ormeggi e partire, non importa dove, non importa per quanto tempo.

    Tutto nasce da Atlantide, quell’inesauribile desiderio la cui bellezza non è il fine, ma il viaggio: naufragar ci è dolce in questo mare…

    Copertina del libro Alla ricerca di Atlantide

    Copertina del libro«Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori»

    Nella confusione che regna in camera di mia figlia Elsa, infilato fra magliette e cianfrusaglie sotto il letto, c’era questo diario con la copertina rossa e segnata dalle striature della salsedine. Mi ha subito incuriosito, anche perché era chiuso con un lucchetto, e allora le ho chiesto di cosa si trattasse. Ebbene, mi ha spiegato che racconta il suo viaggio con mio padre (e quindi suo nonno), l’architetto Renzo Piano, in giro per gli oceani del mondo. Ecco il motivo di tutti quei residui di sale, che lo fanno assomigliare a un’antica pergamena custodita in una bottiglia e affidata alle onde…

    Comincia così l’avventura di Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori, il libro edito da Feltrinelli e illustrato da Tommaso Vidus Rosin che accompagna Renzo ed Elsa a bordo di una nave oceanografica alla scoperta della bellezza. La cercano nei luoghi dove il nonno ha progettato i suoi edifici: una bellezza intesa nel senso greco di kalokagathia, che non separa il concetto di bello da quello di buono.

     La bellezza del conoscere, del sapere e dell’esplorare.

     viaggio architettura per ragazzi

    Dal libro«Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori»
    Il Centro culturale Jean-Marie Tjibaou a Numea è un edificio pubblico costruito tra il 1995 e il 1998, progettato dal noto architetto italiano Renzo Piano e destinato a promuovere la cultura kanak.

    Si viaggia e si sogna. Salpando dall’Italia, naturalmente, e dalla natia Genova, con il suo porto sempre in movimento e con il nuovo Ponte San Giorgio, per approdare in diverse città degli Stati Uniti (San Francisco, con l’Academy of Science, o New York, col palazzo del New York Timese la Columbia University), in Giappone con l’aeroporto del Kansai, in Uganda dove sulle rive del Lago Vittoria sorge l’ospedale pediatrico di Emergency, e risalendo la Senna si giunge fino a Parigi con il Centre Pompidou, o Beaubourg, come preferisce chiamarlo nonno Renzo.

    A guidare questa strana coppia è il desiderio ancestrale che tormenta da millenni gli uomini: ritrovare la città perfetta che, come tale, è il sogno irraggiungibile di ogni progettista. Una città bellissima e ricca che, secondo la leggenda, sarebbe stata inghiottita dalle acque in epoca antichissima. Se alla fine troveranno, in qualche angolo degli abissi, il regno sommerso, non posso però rivelarlo.

     Whitney Museum of American Art

    Dal libro«Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori»
    Il Whitney Museum of American Art a New York

     Posso però dire che l’idea di questo libro mi è venuta riflettendo sul fatto che mio padre Renzo ha costruito grattacieli come lo Shard di Londra, centri culturali, sale da concerto, ma alla fine la sua più grande passione restano i castelli di sabbia. Quelli che faceva da piccolo sulla spiaggia di Pegli, il quartiere del Ponente genovese dove è nato cresciuto. Un gioco da bambini che da bambini non è. Così è cominciata la sua carriera d’architetto, ancora prima che s’iscrivesse all’università. Su quella sabbia è nata la sua passione per il costruire, che è anche una passione per l’avventura. Come avventuroso è il mestiere dell’architetto: ogni progetto, ogni edificio è un’impresa, in qualsiasi parte del mondo venga realizzato. Si sfidano terremoti, tifoni con venti a duecento chilometri all’ora come in Nuova Caledonia o si trovano bombe inesplose della Seconda Guerra Mondiale, come nel centro di Berlino. Si lavora a fianco di palombari che si immergono sotto il ghiaccio e alpinisti capaci di lavorare a trecento metri d’altezza. Scavando si può anche trovare una villa romana nel centro di Londra o un cimitero precristiano sotto il centro culturale Niarchos ad Atene.

     La riqualificazione del Porto Antico a Genova

     Dal libro«Alla ricerca di Atlantide: viaggio nell’architettura per ragazzi sognatori»
    La riqualificazione del Porto Antico a Genova realizzata in occasione delle Colombiadi del 1992

    Durante la navigazione il nonno «esploratore» spiega a Elsa che quello dell’architetto è il mestiere più bello del mondo perché su un piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle grandi avventure possibili. Per questo motivo Renzo continua a viaggiare e sognare Atlantide. Che esista davvero o meno, vale sempre la pena di inseguirla.

    Francesco Gerolamo Ansaldo

    Testimonianze dei viaggi di Francesco Gerolamo Ansaldo, Capitano di Lungo Corso

  • Maurizio e l’amore per la FS 625.116

    La storia della locomotiva a vapore FS 625.116, raccontataci da Emilio Gobbato e Alessandro Ciapparelli, vive di generazione in generazione, e questo è più che evidente nella storia che ci sta per raccontare Maurizio, un bambino da sempre innamorato di questa straordinaria macchina.

    Mettetevi comodi, il viaggio continua…

    Maurizio e lamore per la FS 625116

    Il mio sogno

    Mi chiamo Maurizio Cupertori, io avevo un sogno che si è trasformato in realtà! Rivedere la locomotiva a vapore 625.116.

    È da quando avevo due anni che la vedo in rimessa a Luino: la bella Signorina, soprannome della locomotiva, mi faceva sognare! Quella locomotiva che io da piccolo chiamavo piccolina, anche se tanto piccola non è, comunque la chiamavo così perché alla rimessa della Verbano Express vedevo un’altra macchina, però tedesca, più grossa della 625116. L’anno scorso quando seppi del suo restauro imminente ero entusiasta.

    Ad agosto seppi che l’avrebbero accesa. La sera prima dell’accensione la vidi e rimasi impressionato: era splendente!!!

    La mattina dopo ero entusiasta all’idea che l’avrei rivista in pressione!

    Quando mi svegliai non credevo a quello che stava per succedere. Arrivati in stazione la vidi, la stavano per accendere; sono andato lì vicino alla cabina e la fiamma è nata da uno straccio intriso si olio a cui hanno dato fuoco. Quando sono salito ho visto quel fuoco che su quella locomotiva non si vedeva da tanti anni e per me è stato strepitoso.

    Nel pomeriggio partì la pompa, organo essenziale della locomotiva, non ci credevo quando l’ho sentita ero al settimo cielo. Dopo poco si è sentito il fischio, la sua voce come per dire “ci sono, sono tornata”. Dopo circa un mese mi arrivò la notizia del suo battesimo: cioè si sarebbe mossa. Quel giorno è stato ancora meglio: ero in cabina ed essere in cabina mentre si muoveva mi ricordava i macchinisti! Quando anni prima le guidavano!

    Un po’ di giri e poi io sono dovuto andare via. Ma quel giorno me lo ricorderò per tutta la mia vita!!!

    Non vedo l’ora del suo primo viaggio.

     

     

     

     

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