di Lorenzo Fiori e Davide Trabucco

Il 21 luglio, presso il Nervi Music Ballet 2021, è andato in scena in anteprima assoluta, su iniziativa di Fondazione Ansaldo-Gruppo Leonardo, lo spettacolo teatrale e musicale “I Mille del Ponte”, tratto dall’omonimo libro fotografico pubblicato un anno prima dalla Fondazione in occasione dell’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio.

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In scena Mario Incudine, cantante e attore, il mandolinista Manfredi Tumminello e Antonio Vasta, polistrumentista specializzato negli strumenti della tradizione popolare siciliana, raccontano le storie di coloro che hanno lavorato senza sosta alla demolizione e alla ricostruzione del viadotto che attraversa la Val Polcevera, cuore dell’industria genovese e dove trova sede anche Fondazione Ansaldo.

All’ombra dell’ultimo sole...ci siamo ritrovati tutti lì, nel magico palcoscenico dei Parchi di Nervi. Notte da genovesi, con lo suggestivo scorcio del mare sullo sfondo, notte d’estate tra canzoni e monologhi. Il ponte San Giorgio era presente, quei mille già entrati di diritto nella storia sono il simbolo di una comunità che è caduta più volte ma più volte ha saputo rialzarsi. Siamo così noi genovesi, testardi, (tirchi no) ma di buon cuore. Siamo talmente orgogliosi della nostra identità da percepirla quartiere per quartiere, delegazione per delegazione. Ma a fronte delle disgrazie, di questa vita a volte amara, che ci riserva delusioni, sappiamo unirci, come una grande famiglia.

Nel momento più catartico dello spettacolo, ci siamo emozionati nel sentire i nomi degli artefici dell’impresa, uomini, donne di età, città, nazionalità diverse, un ponte che non solo materialmente ma anche idealmente ha fuso conoscenze, tecniche, ha dimostrato una volta di più che “uniti si vince”.

E quanto ci piace accostare la nostra terra con la bedda Sicilia. La storia siamo noi si cantava ieri...proprio così...la storia ci insegna il profondo significato dell’unità….dallo scoglio di Quarto i mille sbarcarono a Marsala, presto quella semplice espressione geografica si sarebbe trasformata in un qualcosa di più grande, un unico popolo riconosciutosi nei valori che ancora oggi lo contraddistinguono. Terra di santi e di poeti, ieri tutti quei valori sono emersi: arte, musica...cultura! E non può essere una coincidenza, dai mille Garibaldini ai...nuovi mille! Il denominatore comune è sempre quello: l’UNITÀ. Siamo un’unica grande comunità, gli eroi di oggi sono persone come noi, figli di una città che a volte ci fa mugugnare, ma poi ci rende orgogliosi, perché il lamento, “il mugugno” non è mai fine a sé stesso, è laborioso, produttivo, il ponte è la prova dell’industriosità della nostra gente.

Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere...ricordiamo quest’esperienza, che lo spettacolo di ieri non diventi un semplice evento atto a commemorare un’impresa...no...deve diventare il nuovo mantra dei genovesi e non soltanto! Noi dobbiamo avere voglia di vincere, con la nostra operosità, col nostro ardire un po’ ruvido e dolce allo stesso tempo, figli di una terra miracolosa che, come ieri, ci regala la bellezza e l’emozione di un tramonto sul mare.

Il ponte deve simboleggiare la rinascita, un nuovo slancio vitale per il paese tutto.

Un filosofo diceva: Nessuno può gettare sopra il fiume della vita il ponte sul quale tu devi passare, nessun altro che tu. Siamo artefici del nostro destino, il ponte San Giorgio con le luci che si accendono ogni tre secondi, il ponte che si autoalimenta, il ponte capolavoro ingegneristico, è solo ed esclusivamente merito nostro...un nuovo ponte nella vita di tutti gli italiani, un ponte per unire corpi e anime in uno spirito di fratellanza, come pilastro portante della nostra comunità.

Anche lungo il mare
Avara in Liguria è la terra,
come misurato è il gesto
di chi nasce sulle pietre
delle sue rive. Ma se Il Ligure
alza una mano,
la muove in segno di giustizia. Sbarbaro dalla poesia “Alla Liguria”

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