transatlantici

  • Racconto della matricola 38741: la Michelangelo e l’onda anomala

    Gennaro Perna, classe 1945, attraverso la penna di Michele Di Luca, ci racconta una storia di mare, una storia vecchia come il mondo, come la storia dei marinari di Torre del Greco, fatta di valore e coraggio.

    Un’onda anomala colpì la Michelangelo durante una traversata nell’aprile del 1966. La forza della natura ricorda così all’uomo le sue capacità e, purtroppo, la sua violenza. Ma l’uomo risponde con altrettanta forza e tempra morale.

    Il raccontare serve a tramandare le conoscenze, il saper fare, a mantenere vivo ciò che è stato e trasmettere di generazione in generazione i valori di una società in continuo sviluppo. Pertanto Fondazione Ansaldo raccoglie i ricordi di uomini coraggiosi e di grandi imprese.

    Oggi salpiamo insieme per una nuova avventura nel mare dei ricordi… Buona lettura!

     

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    Torre del Greco città del corallo e dei fiori, così recita la targa posta all’ingresso della cittadina alle falde del Vesuvio, e non è solo questo che la caratterizza bensì è anche, e soprattutto, luogo di forte tradizione marinara che si perde nella notte dei tempi. Basti pensare che i Borbone la chiamavano “la spugna d’oro del Regno delle due Sicilie” per le numerose barche coralline che si spingevano fino alle coste africane per la pesca del corallo, chiamato anche oro rosso.

    La tradizione marinara torrese famosa sia nel settore armatoriale che in quello del personale navigante, si è sempre distinta nel mondo dove con alterne vicende i suoi marinai sono stati artefici e spettatori di tante avventure liete e tristi, in pace come in guerra, quando l’andar per mare era una vera e propria avventura su legni rudimentali e tutto era affidato alla perizia dell’equipaggio e alla conoscenza degli elementi che li circondavano. Per fortuna col passar degli anni la tecnologia ha fatto passi da gigante anche nel settore della navigazione e della cantieristica varando navi sempre più grandi e confortevoli chiamate appunto transatlantici come Rex, Conte di Savoia, Michelangelo e Raffaello, orgoglio della cantieristica e della marineria italiana.

    Purtroppo questo patrimonio di avventure e di conoscenze spesso non raccolto per tramandarne la memoria alle future generazioni inesorabilmente cadrebbe nell’oblio se non ci fossero delle istituzioni come la Fondazione Ansaldo che recupera documentazione e storie per accrescere e custodire il bagaglio di conoscenze.

    A proposito di ricordi vogliamo parlare della turbonave Michelangelo ed esattamente “dell’onda anomala” del 12 aprile 1966.

    Quella mattina… qui comincia il racconto veemente e pieno di commozione di Gennaro Perna, classe 1945 matricola 38741 del libretto di navigazione, torrese verace, imbarcato sulla Michelangelo dal 4 febbraio 1966 in qualità di Giovanotto di II^.

    …La Michelangelo navigava alla volta di New York con mare in burrasca… la furia degli elementi stava colpendo la nave procurando notevoli sollecitazioni allo scafo e facendo letteralmente scoperchiare alcune prese d’aria poste sul ponte di prua per le quali necessitava l’urgenza di ricoprirle al fine di evitare ulteriori seri danni.  Il Comandante in seconda Claudio Cosulich radunò gli uomini di coperta alla ricerca di quattro volontari per riparare il danno. Senza esitazione Gennaro Perna, pur consapevole del pericolo che incombeva, si offrì insieme ad altri tre tra cui il marinaio torrese Lama Biagio per richiudere “i funghi” ossia le prese d’aria portate via in precedenza dalle onde.

    Qui il racconto del Perna si carica ancor più di emozione in quanto rivive gli attimi concitati di quando viene imbracato con una fune trattenuta dal Cosulich ed altri e si portò sulla prua estrema della Michelangelo per effettuare l’intervento di copertura indispensabile alla sicurezza della nave. Quell’operazione risultò un mix di senso del dovere, rischio incalcolato ed un pizzico di fortuna basti pensare quello che accadde di lì a poco con la cosiddetta onda “anomala” che investì in pieno la prua, il ponte di comando ed alcune cabine, provocando decine di feriti, alcuni morti, e lo stesso ufficiale Cosulich riportò alcune fratture agli arti. Se “l’onda” distruttiva si fosse verificata durante l’operazione i “volontari” sarebbero sicuramente stati tutti spazzati via fuori bordo con risultato facilmente deducibile.

    I feriti vennero curati a bordo ed una parte di essi anche con l’ausilio di una nave della marina militare americana che fornì ulteriore assistenza mentre la turbonave riprendeva la rotta per New York. Ma Gennaro Perna non esaurì la sua attività straordinaria difatti qualche giorno dopo sempre volontario fu impegnato nell’operazione di trasbordo di un marinaio feritosi gravemente agli arti inferiori tale Mario Bianchini. La gravità delle ferite riportate necessitavano di un ricovero urgente presso una struttura a terra perciò fu disposto l’invio di un elicottero della guardia costiera americana per portare il ferito a terra. Per questa delicata quanto pericolosa operazione, soprattutto per l’epoca, il Perna fu dotato di stivali, tuta e guanti di gomma a protezione dell’enorme carica elettrostatica generata dall’elicottero, il cui cavo utilizzato per issare il ferito sul velivolo poteva provocare una folgorazione elettrica. Tutto andò per il meglio ed anche questo intervento fu archiviato nel libro dei ricordi.

    Oggi Gennaro Perna che da molto tempo ha lasciato il mare, ha dismesso i panni di marinaio ma non dimentico nel cuore e nella mente resta sempre il marinaio descritto da Lucio Dalla.

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