di Anna Galleano e Elena Manara

La Camera di Commercio attraversa tutta la storia genovese dal 1805 fino ad oggi, giocando sempre un ruolo fondamentale per l’economia del territorio.

In pochi sapranno che la Camera di Commercio di Genova fu costituita per volere di Napoleone e inizialmente parlava francese.

I primi decenni non furono comunque facili: la situazione economica di fine Settecento e inizio Ottocento in Liguria non era delle migliori.

Con il passaggio al Regno di Sardegna e poi l’unità d’Italia, la Camera di Commercio contribuì incisivamente allo sviluppo socio-economico favorendo e appoggiando la navigazione a vapore, svolgendo un ruolo decisivo nello sviluppo ferroviario di collegamento tra Genova con il Nord oltre gli Appennini promuovendo e contribuendo alla formazione professionale nei settori della meccanica, della chimica e della nautica.

La Camera fu quindi sempre protagonista. Seguì le trasformazioni trainando l’economia cittadina e diventando il fulcro di tutte quelle iniziative che guardavano oltre gli stretti confini del suo territorio d’azione.

Nel secondo dopoguerra la Camera incoraggiò il processo di integrazione europea. Nella seconda metà del Novecento, rivolse una particolare attenzione allo sviluppo delle piccole e medie imprese dell’industria, del commercio e dell’artigianato. E sul finire del secolo la Camera ha infine incoraggiato la ritrovata vocazione turistica del capoluogo.

Oggi, sono tante le iniziative e, in questo tempo di pandemia, moltissime indirizzate al digitale.

Una storia davvero interessante corredata da belle foto. Buona lettura.

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Galleria Dorata, Palazzo Tobia Pallavicino in via Garibaldi,
dal 1923 sede della Camera di Commercio

Quando è nata parlava francese, e lo ha fatto per un decennio, fino al 1815, quando con l’annessione dell’antica Repubblica al Regno di Sardegna diventò sabauda e “regia”. È la Camera di Commercio di Genova, da allora protagonista della vita economica della città e del suo territorio. Fondata il 17 giugno 1805 da Napoleone, già dalle prime riunioni nella sede di Palazzo San Giorgio stendeva relazioni sui commerci e sulle manifatture e studiava lo stato di salute dell’economia locale, tema ricorrente nei due secoli di vita camerale.

L’economia ligure dalla fine del Settecento era entrata in una fase molto critica: investimenti bloccati, commercio marittimo ostacolato dalla marina inglese, generi di prima necessità rincarati. Si sperava che, a prezzo della perduta indipendenza, l’annessione all’impero napoleonico avrebbe portato dei vantaggi. E la Camera di Commercio, tenuta in grande considerazione dal Governo francese, si adoperò con pressanti richieste e fior di studi statistici.  Fu instancabile nel farsi portavoce dello scontento di tutto il mondo produttivo genovese: le cartiere, le fabbriche di tessuti, sapone, candele, olio, i fabbricanti di ombrelli, gli importatori di pellami e naturalmente i naviganti e gli operatori del Portofranco. Ma il governo francese disattese, almeno in parte, le speranze.

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Antonio De La Rue, Primo Presidente della Camera di Commercio, litografia,
1805 circa, archivio Camera di Commercio

Dopo l’annessione al Regno di Sardegna furono ancora anni difficili. La borghesia mercantile e finanziaria genovese viveva con timore la svolta, pur pensando sempre in modo pragmatico a come poter dialogare con i nuovi “padroni”, ai quali inizialmente si oppose. La Camera di Commercio si adoperava per sanare in parte questi dissidi e favorire una ripresa dell’economia.

Così quando Vittorio Emanuele venne in città nell’agosto 1815 con la regina Maria Teresa, la Camera organizzò in loro onore una regata notturna, illuminò il porto e finanziò l’iniziativa con cui i commercianti offrirono una nave da guerra al Re di Sardegna, la fregata “Commercio di Genova”.

Con l’avvento al trono di Carlo Alberto e i suoi provvedimenti favorevoli al commercio genovese, i rapporti migliorarono. La Camera eresse in onore del sovrano un arco marmoreo all’entrata del  Portofranco e il re autorizzò, nel 1835, la costruzione della Carrettiera Carlo Alberto, strada litoranea tracciata fra San Tommaso e Caricamento,  la via Gramsci odierna. La Camera si impegnò a coprire un terzo delle spese.

Cavour, con le sue liberalizzazioni, favorì l’ampliamento degli orizzonti dei traffici genovesi. Furono aboliti i dazi, si sviluppò il porto, e Genova si avviò a giocare un ruolo centrale nell’economia del Regno di Sardegna. In quegli anni la Camera si occupò con grande attenzione di problemi marittimi, infrastrutture, logistica e trasporti, tema che attraversa come un fil rouge tutta la storia camerale fino ad oggi. Promosse e appoggiò la navigazione a vapore, le iniziative dell’armatore Raffaele Rubattino e la nascita, nel 1852, della Compagnia Transatlantica.

Nel 1857 il Consiglio camerale si riunì per discutere l’iniziativa lanciata da Ferdinand de Lesseps per l’apertura del canale di Suez: i Consiglieri la ritennero portatrice di “meraviglie di utilità pari a quella della scoperta dell’America” e così la Camera ne divenne una delle maggiori promotrici. Nel dibattito sulla direzione da dare alla ferrovia verso la Svizzera e alla scelta del relativo valico alpino – Gottardo o Lucomagno – la Camera prese inizialmente posizione per il secondo e poi quando la scelta cadde sul primo si prodigò per la sua pronta realizzazione. Si impegnò anche per la realizzazione di una strada ferrata tra Genova e il Piemonte, idea che si concretizzò nel 1854 con l’inaugurazione della ferrovia Genova – Torino in presenza del Re, che partecipò anche all’Esposizione industriale allestita per l’occasione da Comune e Camera di Commercio. La ferrovia veniva incontro alle richieste delle industrie meccaniche liguri e apriva futuri snodi verso Alessandria e Milano.

Un anno dopo l’unità nazionale, nel 1862, le Camere di Commercio furono riordinate con una legge che dedicava l’articolo 41 alla Camera di Genova: era, tra le Camere italiane, quella che aveva l’organizzazione più complessa e il bilancio più consistente (300.000 lire contro la media di 8.000 lire). Con la nuova legge crescevano i compiti e si definiva sempre di più il ruolo delle Camere quali osservatori dell’economia.

Un altro settore in cui la Camera di Genova investì energie e soprattutto fondi fu quello dell’istruzione professionale, di cui si lamentava la carenza. Avviò le scuole serali di Meccanica e di Chimica, poi quelle di Geometria, di Nautica e di Costruzioni navali.  Fu poi tra i fondatori nel 1884, della Scuola Superiore di Commercio da cui derivò, nel 1913, l’Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali e infine nel 1936, la facoltà genovese di Economia e Commercio. Ma la Camera di Genova contribuì anche alla nascita e allo sviluppo delle prime industrie italiane, nel campo della produzione di beni strumentali, della cantieristica, della meccanica e della siderurgia.

Una delle sue “creature predilette” era il Portofranco, una delle più antiche istituzioni genovesi, che nel 1877 fu sostituito per legge dal Deposito Franco, alle dirette dipendenze della Camera di Commercio che edificò nuove strutture e ne ampliò il “recinto”. Nel 1903 partecipò alla fondazione del Consorzio Autonomo del Porto, nato per gestire in modo autonomo ed efficace l’amministrazione portuale.

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Sacchi di caffè nel Deposito Franco, fotografia 1912,
archivio Camera di Commercio

 Quelli fra le due Guerre furono anni densi di avvenimenti significativi e importanti sia da un punto di vista economico che amministrativo: importanti processi di ristrutturazione e di sviluppo investirono la grande industria e il porto, si ruppe il “limite fisico” di San Benigno e nel 1926 alla città furono aggregati diciannove comuni della costa e delle valli Polcevera e Bisagno: nasceva così la Grande Genova. La Camera fu come sempre protagonista e seguì le trasformazioni giocando sempre un ruolo trainante per l’economia cittadina e diventando il fulcro di tutte quelle iniziative che guardavano oltre gli stretti confini del suo territorio politico.

Nel secondo dopoguerra la Camera incoraggiò il processo di integrazione europea, favorendo la partecipazione della comunità economica genovese al dibattito sulle prospettive di sviluppo internazionale ed europeo contribuendo al superamento del localismo economico e delle chiusure nazionalistiche. E il Movimento Federalista Europeo che nacque a Genova e fu il principale attore apartitico nella lotta per l’Europa unita, trovò nella Camera di Commercio una spalla ideale per l’affermazione delle proprie idee. 

È in questo periodo che nacquero l’Istituto di Economia Internazionale e la rivista camerale “Le Compere di San Giorgio” pubblicata a partire dal 1952 subito dopo il Convegno sull’Europa federata.

Sempre attenta al porto, ai trasporti e alle infrastrutture, la Camera contribuì alla realizzazione dell’Aeroporto Cristoforo Colombo dove il 29 marzo 1960 atterrò il primo quadrimotore e che fu inaugurato nel 1962.

Nella seconda metà del Novecento, la Camera ha rivolto una particolare attenzione allo sviluppo delle piccole e medie imprese dell’industria, del commercio e dell’artigianato. E sul finire del secolo la Camera ha fortemente incoraggiato la ritrovata vocazione turistica del capoluogo: non possiamo dimenticare che il manipolo di amministratori locali che andò in missione a Baltimora a studiare l’Acquario locale per poi replicarlo a Genova come principale elemento di attrazione dell’Expo’ 92 e della rinnovata area del Porto Antico fu organizzata proprio della Camera di Commercio.

Il resto è storia nota.

Palazzo Tobia Pallavicino in via Garibaldi

Palazzo Tobia Pallavicino in via Garibaldi,
dal 1923 sede della Camera di Commercio