Fondazione Ansaldo

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L'esperienza archivistica della Fondazione Ansaldo


Da oltre trent’anni la Fondazione Ansaldo, prima come Archivio Storico Ansaldo, ora con l’attuale denominazione, sta portando avanti una encomiabile attività di recupero e salvaguardia di un significativo e consistente patrimonio documentario, costituito da materiali di varia natura. Inizialmente l’obiettivo era di evitare la dispersione della documentazione che costituiva la memoria dell’Ansaldo.
Con il passare del tempo, tuttavia, l’azione volta a raccogliere, riordinare, conservare e mettere a disposizione degli studiosi la documentazione tecnica, progettuale, amministrativa e contabile dell’azienda si è progressivamente estesa ad altre imprese collegate al gruppo Ansaldo, ed è arrivata a coinvolgere poi anche realtà estranee, ma significative nel mondo economico genovese e nazionale. La sensibilità sviluppata nei confronti del patrimonio archivistico ha compreso da subito anche altre tipologie di materiale, consentendo così di recuperare documenti audiovisivi, fotografie, pellicole, negativi, che sono stati quindi organizzati per fondo, catalogati, conservati e messi a disposizione degli studiosi.

La Soprintendenza Archivistica per la Liguria ha da subito riconosciuto il 
significato culturale dell’Archivio Ansaldo, dichiarandolo di interesse storico particolarmente importante già nel 1979. Diversi altri fondi archivistici successivamente acquisiti, catalogati e oggi conservati dalla Fondazione sono stati dichiarati beni culturali, mettendone in rilievo lo specifico valore per le ricerche di storia economica, industriale, sociale. L’ “interesse storico particolarmente importante”, e quindi il valore culturale, non è, né potrebbe essere, limitato alla documentazione strettamente archivistica, ma riguarda e comprende anche tutti i materiali fotografici, cinematografici, audiovisivi che nel corso del tempo la Fondazione Ansaldo ha recuperato e accolto nei propri depositi.
La consapevolezza dell’importanza e del valore dei documenti audiovisivi in quanto “testimonianza materiale avente valore di civiltà” è stata ormai acquisita non solo dalla comunità degli studiosi e degli storici, ma anche dalla disciplina che definisce e tutela i beni culturali nel nostro Paese. La vigente normativa (decreto legislativo 42/2004 “Codice dei beni culturali”) include tra i beni culturali, in generale, “le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante”, specificando che sono beni culturali anche “le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio” (art. 10, c. 4, lett. e). Questi materiali sono presi in considerazione e tutelati soprattutto in relazione all’interesse storico che presentano (in quanto “aventi carattere di rarità e di pregio”).

Infatti, è intuibile come, al di là dell’eventuale valore artistico o estetico di un film o di un documentario, con il trascorrere del tempo le immagini, ed eventualmente i suoni, registrati sui supporti più diversi diventino con sempre maggior evidenza una fonte storica a tutto tondo, un oggettodi studio che può essere indagato e interrogato da svariati punti di vista.
È un dato di fatto che, nella nostra società, l’immagine - ancor più se accompagnata da suoni - ha un impatto, una capacità comunicativa molto più alta del semplice testo scritto. Le immagini di un’officina in attività, le riprese di un processo produttivo o di una gita aziendale, il varo di una nave, la pubblicità di un prodotto, un documentario d’epoca su un qualsiasi tema, consentono, per così dire, di “percepire” il passato, evocano immediatamente una realtà altra, diversa da quella attuale, e motivano e giustificano l’impegno rilevante, dal punto di vista conservativo e gestionale, e le considerevoli spese necessarie al corretto funzionamento di una cineteca. Tuttavia, se molti istituti di conservazione di filmati e audiovisivi custodiscono fondi rari e di sicuro interesse, non sempre si ha la possibilità di esaminare, oltre al materiale cinematografico, audiovisivo, fotografico relativo a un’azienda, anche quello archivistico, che lo contestualizza e può fornire preziose indicazioni per lo studio, la comprensione e l’interpretazione anche delle immagini. La Fondazione Ansaldo mette a disposizione dello studioso documenti di diversa natura, tradizionali e cartacei ma anche cinematografici, fotografici, audiovisivi, oltre a raccolte di oggetti e manufatti, moltiplicando così le possibilità di indagine e approfondimento, e di successiva restituzione e divulgazione.

La Fondazione Ansaldo nel corso degli anni ha incrementato la propria cineteca sia con il materiale appartenente agli archivi legati al mondo imprenditorial ed economico via via acquisiti, sia mediante donazioni, depositi ed acquisti di raccolte di documenti inematografici e audiovisivi. Sono state affrontate e risolte problematiche connesse alla conservazione di materiali di tipo diverso (talora estremamente fragile), alla schedatura, alla catalogazione, gestione e consultazione, affinando un sapere tecnico altamente specializzato che ha consentito di salvaguardare e rendere disponibili documenti che rischiavano la distruzione o l’oblio.

Per chi si interessa della storia economica, industriale, sociale del XIX e del XX secolo, ma anche per chi ha a cuore la tutela degli archivi, la Fondazione Ansaldo è, ormai da tempo, un primario punto di riferimento, interlocutore essenziale nel panorama ligure e nazionale sia per gli aspetti relativi al recupero e alla conservazione, sia per le iniziative di promozione e valorizzazione. Un esempio recente è la collaborazione con la Direzione Generale per gli Archivi per la realizzazione del Portale degli Archivi d’Impresa (www.imprese.san.beniculturali.it), ma ugualmente possono essere ricordate pregevoli e ambiziose iniziative quali la pubblicazione, in una collana dedicata, degli inventari di alcuni dei più importanti archivi conservati dalla Fondazione (Finmare, Gerolamo Gaslini, Francesco Manzitti, Perrone) o da altri soggetti (Archivio Oto Melara).


Francesca Imperiale
Soprintendente archivistico per la Liguria

 

Archivi e Raccolte


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